Francesco del Balzo

Duca d'Andria (1332 circa – 1422)

Francesco nasce intorno al 1332 e verrà ben presto coinvolto nei gravi avvenimenti che si creano nel Regno, nella primavera del 1347, alla venuta del Re Luigi I d’Ungheria.

Il 3-12-1347 il Papa Clemente VI raccomanda alla Regina Giovanna ed al Re Ludovico di Taranto il giovanissimo Franciscus filius quondam Bertrandi de Baucio, comes Montiscaveo-si per i meriti paterni; quindi il 10 dicembre chiede alla Regina di recuperare dalle mani di Francesco le carte inerenti il processo contro gli assassini del Principe Andrea, raccolte dal padre Bertrando, e di consegnarle al suo Nunzio Apostolico al quale ordina di contattare Francesco per farsele consegnare.

Intanto il Re Luigi d’Ungheria, che aveva intrapreso ai primi di novembre il viaggio via terra per Napoli, raggiunge l’Aquila il 24 dicembre; l’11-1-1348 arriva a Benevento ed il 17 gennaio entra in Aversa dove, sei giorni dopo, farà decapitare in sua presenza, e nello stesso posto dove suo fratello era stato assassinato, il cugino Carlo Duca di Durazzo, che aveva cat-turato in precedenza. Da parte sua la Regina, vista la male parata ed anche per rispondere al Papa della morte del Principe Andrea, lascia in gran fretta Napoli, il marito ed il figlio Carlo Martello per rifugiarsi in Provenza. L’esercito Napoletano, posto sotto il diretto comando del Re e forte di 2.500 Cavalieri e numerosi fanti, saputo della fuga della Regina e dell’avvicinarsi degli Ungheresi, abbandona Capua nelle mani dei nemici per rifugiarsi nella Capitale mentre il Re, su consiglio dell’Acciaiuoli che lo aveva preceduto ad Avignone, deci-derà anche lui di recarsi dal Papa. Privato il Regno di ogni sostegno, il 23 gennaio il Re d’Ungheria farà il suo trionfale ingresso nella Capitale e mentre l’Ungherese diventava pa-drone del Regno, la Regina trovava in Provenza un’accoglienza decisamente ostile che culmi-nerà, nel febbraio del 1348, con il suo garbato imprigionamento nel castello di Aix ad opera di Ugone del Balzo, Conte di Avellino, appoggiato dall’assemblea degli Stati di Provenza.

Ritornati gli Ungheresi a Napoli, assistiamo poco dopo ad un ribaltamento della situazione: nella capitale scoppiano infatti dei tumulti che porteranno ad un compromesso per il quale gli Ungheresi accettano di abbandonare la città, lasciandovi una nutrita rappresentanza a guardia dei castelli, per ritornare nelle loro terre. Ed infatti il 24 maggio il Re d’Ungheria, chiamato in Patria dai gravi avvenimenti che stavano accadendo, lascia Napoli e si dirige in Puglia rag-giungendo Manfredonia da dove in gran segreto s’imbarca con il piccolo Carlo Martello, suo nipote, che morirà in Ungheria tre anni dopo.

Per ulteriori informazioni consultare il pdf.